Matteo Callegari
Today is no Yesterday
September 28 – October 26, 2013

MATTEO CALLEGARI

TODAY IS NO YESTERDAY

September 28 – October 26, 2013

Permetteteci di scrivere che Matteo Callegari è un «pittore di luce», come lo furono Domenico Veneziano e l’ultimo Beato Angelico; e un «pittore d’illusione», come Melozzo da Forlì... Anche per un semplice, genuino piacere di introdurre una ricerca pittorica innestandola nel solco di una tradizione condivisa e codificata.
Forzati a un confronto quotidiano con funamboliche ipotesi di ibridazione e superamento del mezzo pittorico, l’incontro con una pratica che appare pacata- mente reazionaria non può che concederci del resto un certo sollievo e l’accezione con la quale intendiamo l’idea di ‘reazione’ non implica che la pittura di Matteo Callegari sia retriva, rimasticata, o ‘già vista’... Le opere dell’artista infatti echeggiano tanta della storia dell’arte e del pensiero che le separa da quelle dei ‘maestri’ sopracitati – potremmo menzionare la categoria estetica della psichedelia, come la nozione postmoderna di opera d’arte come ‘simulacro’... oppure l’introduzione di procedimenti meccanici nella lavorazione del quadro, o una concezione della superficie come un ‘all-over’ di matrice Color Field, o ancora una tensione tra astrazione e figurazione che fondamentalmente accompagna tutta la pittura del XX secolo... La pittura di Matteo Callegari ci appare così come un molto poco presuntuoso tentativo di aggiornamento del mezzo, condotto nell’intimità dello studio dell’artista, attraverso serie di opere che più che nascere da intuizioni creative appaiono concepite come ‘programmi’, costrette entro processi operativi rigidi e strut- turati che limitano ma, paradossalmente, legittimano la sperimentazione.
In mostra l’artista presenta quattro opere: sulle pareti laterali della prima sala due Skeleton Painting sono stati concepiti uno come il riflesso dell’altro; l’incongruenza delle due immagini stimola una dinamica visuale che si fonda sull’idea di copia e sulla sua inevitabile imprecisione. Ad oggi forse la serie più corposa dell’artista, gli Skeleton Painting sono prodotti riportando sulla tela un frammento di un’immagine casuale; la traccia è successivamente ‘scomposta’ in due colori, selezionati arbitrariamente, e ritracciata con quelli, come seguendo una ‘pista’: l’opera incarna così una tensione tra la gestualità della pennellata e un disegno predeterminato.
Sulla parete frontale è esposto un Bubble Wrap Painting: nelle opere che appartengono a questa serie, l’artista dipinge un’immagine plastica a simu- lare un bassorilievo; applica quindi sull’immagine, tramite un processo di ‘transfer’, un filtro che replica il pattern della plastica a bolle; e infine dipinge manualmente i colpi di luce. L’opera prevede sempre una banda centrale attraverso la quale è possibile intravedere l’immagine sullo sfondo, una ‘disfunzione’ della superficie che ne rivela la natura di ibrido tra rappresentazione figurativa e strategie astrattiste.
Infine, nella seconda sala è presentato un Line Painting: quest’opera è costituita da un’immagine scomposta in una serie di linee, e quindi illeggibile, dipinta su uno sfondo atmosferico, concepito per creare l’illusione della profondità. Qui l’annosa dicotomia tra sfondo e superficie è evocata, ma senza alcuna volontà di offrirne un’ipotesi di risoluzione; anzi, come un altro di quei temi ‘felici’ con cui la pittura si confronterà sempre e per sempre.

Michele D’Aurizio

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